AIFI - Associazione Italiana Fisioterapisti

Rivista Fisioterapisti

Fisioterapisti n° 23 Luglio/Agosto

Direttore Responsabile: Vincenzo Manigrasso

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EDITORIALE

La coerenza prima di tutto

(Antonio Bortone)


"Siate diffidenti con chi cerca di convincervi con strumenti diversi dalla ragione, ossia con i capi carismatici: dobbiamo essere cauti nel delegare ad altri il nostro giudizio e la nostra volontà.È meglio rinunciare alle verità rivelate anche se ci esaltano per la loro semplicità e il loro splendore, anche se le troviamo comode perché si acquistano gratis. Meglio accontentarsi di altre verità più modeste e meno entusiasmanti, quelle che si conquistano faticosamente, a poco a poco e senza scorciatoie, con lo studio, la discussione e il ragionamento e che possono essere verificate e dimostrate".
Primo Levi

Stamattina davanti a una tazza di caffé e latte e a un cornetto al cioccolato mai iniziato, ho preso un discorso con mia figlia, la grande dei tre, che mi ha fatto molto pensare, tant'è vero che ci sto scrivendo su. L'argomento è la coerenza. La coerenza, che animale strano sia, cosa sia di preciso, come si raggiunga, e quanto sia soggettiva oppure dobbiamo definirla come qualcosa di solamente oggettivo?
Alcuni, o forse troppi, affermano che coerenza significa tener fede sempre e comunque alle proprie idee, chi le cambia è solo una banderuola. Ovviamente non condivido, da buon bastian contrario, e contro corrente come al solito penso: per me è stupido chi rimane sempre fisso sulla sua posizione, chi relega il suo punto di vista in un luogo inattaccabile e superiore a tutti gli altri, questo è voler non sentire, non vedere, è essere ciechi e orbi alle posizioni dell'altro. Si fa come fanno gli struzzi, che nascondono la testa sotto la sabbia.
Mi è difficile pensare che una persona che non si confronta mai con nessuno, che non ha conflitti, che non si mette mai in discussione, possa dire di essere coerente. A cosa si è coerenti se si agisce così? Non lo so, forse per me la coerenza è qualcosa di diverso, è rimanere fedeli a se stessi, e penso che non ci tradiamo se ci guardiamo intorno, se ci facciamo delle domande, se prendiamo spunto dagli altri. Così si rafforza il nostro io, la nostra identità, la coerenza e il credere in noi stessi.
Sono fermamente convinto che nella vita bisogna mettersi a dura prova su tutto e con tutti, bisogna mettersi in gioco. Così ci testiamo, così cresciamo e miglioriamo. Il cambiare strada, il deviare a volte ci allontana da noi stessi, ma ciò non significa per me non essere coerenti. Tempo fa ho visto una puntata della trasmissione televisiva "Le invasioni barbariche". Premesso che non mi ha mai entusiasmato parecchio, un personaggio disse una frase che reputo vera: "È stupido chi non cambia mai idea, e che vede solo la propria". E infatti, come si può affermare di essere coerenti se si fa così? Dove è la tenacia di difendere la nostra posizione se non siamo mai scossi dal conflitto con gli altri e con noi? Allora cosa è che testa davvero la nostra coerenza? Il conflitto con gli altri, duro e a volte dannoso, rafforza il nostro nucleo, la nostra coerenza, i nostri mille perché, le nostre difficoltà, le nostre sofferenze, le esperienze belle e quelle brutte creano la nostra coerenza, cioè la fede nelle nostre capacità e nelle nostre forze, creano la nostra diversità dagli altri. Diversità intesa come particolarità che si crea e si plasma solo ed esclusivamente dal contatto con gli altri e non chiudendosi in una propria solitudine, dietro un muro inaccessibile a tutti e a tutto, che ci allontana a volte anche da noi stessi.
I "test" per valutare la nostra tenuta sono stati tanti nel corso almeno degli ultimi quindici anni. Dal profilo ('94) ad oggi molte situazioni più o meno significative hanno cercato di minare la forza della coerenza in seno alla nostra associazione. Ma il confronto non lo abbiamo mai pregiudizialmente evitato.
In molte circostanze le nostre lotte sono state seccamente etichettate come guerre di religione, battaglie preconcette contro avversari che, via via, si alternavano nella contesa (fisiatri, sindacati, Asl, Fif, universitari, fino alla recente lotta avversa all'equipollenza con i laureati in scienze motorie). Ma a estrarre la testa da sotto la sabbia, la realtà potrebbe sembrare diversa. La certezza di poter crescere, migliorando le competenze, attenti alla deontologia professionale, costruendo un percorso crescente di assunzione di responsabilità nell'interesse di qualificare meglio il sistema sanitario e con l'intento di difendere il cittadino dall'esercizio abusivo in riabilitazione, oggi consente una valutazione positiva delle tante scelte strategiche che abbiamo fatto senza mai abbandonare la coerenza di migliorare la professione. Oggi uno dei compiti fondamentali della nostra organizzazione è "fare sistema", intendendo per ciò l'assistenza, l'animazione, l'ascolto del territorio professionale, oltre allo svolgimento della funzione di rappresentatività istituzionale della categoria già in atto. Le questioni aperte (ordine, laurea specialistica, master, Ebr, anagrafica Ecm, titolarità accademica, rinnovo contrattuale, coordinamento e applicazione della legge 251 ecc.) andranno a caratterizzare profondamente la nostra identità professionale nonché il profilo di sviluppo nel prossimo futuro. In questo quadro, le prospettive per lo sviluppo e la missione per l'immediato futuro dovranno essere profondamente discusse nel prossimo congresso nazionale che tra un anno esatto ci vedrà riuniti in plenaria. Sarà una grande occasione, sia scientifica, con un ampio panorama internazionale, che politica, per fare un consuntivo dei risultati di coloro che a qualsiasi titolo (e non solo da dirigenti) avranno contribuito, fino ad allora, a raggiungere mete e obiettivi di progresso, facendo leva sulla forza della coerenza e della costanza d'azione.
Quanti avranno invece occupato passivamente il "rimorchio" della categoria, meriterebbero di esser lasciati per la via, ma così non faremo mai! Da sempre chi è stato senza speranza ha solo puntato il dito contro, non riuscendo a cogliere il percorso di sviluppo nel suo insieme. L'adesione alla nostra associazione è sempre stata vincolata a misure di quantità (quanti corsi fare, quanti servizi, quanti gadget, e così via) più che muovere da considerazioni di valore professionale (autonomia, responsabilità, dirigenza). Ci troviamo davanti a una nuova stagione di cambiamenti delicati quanto profondi, e il settore più esposto, come sempre, è la nuova generazione professionale che è anche il settore che mostra il maggior interesse e vivacità.
A loro, ai neo-laureati, rivolgo le mie ultime considerazioni: la nuova programmazione, il nuovo quadro strategico nazionale, insisterà sulla necessità di coniugare competitività e occupazione. L'associazione, in quanto classe dirigente e non "guru", continuerà a candidarsi in un ruolo di "cerniera" tra le istituzioni e le imprese, rafforzando la politica di regolazione del sistema, la politica di formazione e consolidamento professionale, la politica di semplificazione e sostegno all'occupazione.
Tutto questo però, può essere realizzato solo se vengono istituzionalizzati il ruolo e le funzioni svolte, garantendo alla stessa associazione adeguate risorse per lo svolgimento dei compiti stabiliti. A voi, miei cari giovani colleghi, la scelta se partecipare a una stagione professionale che vi vede primi interessati, da protagonisti e attori o passivamente come "struzzi", a rimorchio di obsolete baronie e sfruttati in ambito lavorativo. Voi giovani appartenete a una "classe" che ha grandi opportunità: non sprecatele. Aumentate lo slancio della vostra associazione!
Siamo consapevoli che, interloquire con gli struzzi è semplicissimo: basta infilare la testa sotto terra. E così, per la teoria darwiniana dell'evoluzione della specie, gli struzzi assomiglieranno alle cimmiette sorelle, che non vedono, non sentono, non parlano.
Hai visto mai che qualcuno, esterno alla nostra categoria e associazione esulterà di questo? Riflettiamoci su e... coerentemente non perdiamoci di vista!

Antonio Bortone
Vicepresidente nazionale Aifi



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